![]() |
|
Spaces home affascinantemente insopp...PhotosProfileFriends | ![]() |
|
October 01 La bella vitaMi mancava, bisogna confessarlo.
I bandi lunghissimi e complicati, le domande da rileggere dieci volte, le pile di ricevute di ritorno da conservare.
E poi mettersi a studiare e farsi i culo quadrato davanti al portatile, sulla sedia che ho rubato a mia nonna.
Venti domande, la prova di un obiettivo.
Venti domande, un articolo di Limes.
Altre venti, scatto una foto.
Deficit di attenzione, pare.
E ancora sveglarsi all'alba e prendere un treno per Roma.
Ma non da Aversa, lo odio.
Da Caserta.
Più costoso, ma di solito quasi vuoto. Il vecchio Pendolino, se posso.
E leggere un libro qualunque -mai le domande del concorso- per appagare la mia immotivata voglia di apparire come un turista, o uno studente, o uno qualunque.
Non qualcuno che ha un appuntamento in qualche sperduto albergo o in un palazzetto dello sport, dove ricorda di essere stato ubriaco&felice anni fa, con domande su domande.
Cento in sessanta munuti; è un classico.
E intanto pensare, leggermente divertito, che non sai più se davvero ti piacerebbe fare il lavoro che cerchi di avere.
Fortuna che domani è a Salerno che devo andare. September 11 Impegno di inizio annoI libri di Saramago non colpiscono subito.
Devi arrivare alla decima, undicesima pagina.
Non strillano.
Non usano stili alla moda.
Sono come una casa accogliente dove lentamente entri.
E soffri quando, all'ultima pagina, è il momento di uscire.
".....ma bella non sarò mai, a meno che non sia tu a traformarmi nella donna più attraente che sia mai esistità, chè solo gli uomini sono capaci di farlo, e lo fanno, peccato che non possa durare per sempre."
Da: La zattera di pietra
Bisognierebbe andare a trovare il vecchio a Lanzarote.
Prima che sia tardi.
Ottantacinque anni non sono pochi.
Resisti Maestro! Verrò! September 05 Shopping pariginoBoulevard Beaumarchais è una strada bruttina; una delle tante che arrivano in quell'immenso gorgo di auto che è Place de la République a qualunque ora del giorno.
Larga, lunga, semafori a raffica, palazzi banali. Una specie di Nomentana d'oltralpe, per chi conosce il genere.
Unica particolarità: praticamente tutti i negozi di fotografia di Parigi si trovano lungo i suoi due chilometri.
Dallo store Nikon, con le ultime novità, al piccolo negozio che vende solo rarità anni 50&60, alla sontuosa Maison du Leica, davanti alle cui vetrine ho pianto calde lacrime.
Pensa ad un accessorio, un obiettivo, una macchina fotografica dimenticata anche dal suo progettista; c'è!
Impossibile non fare anche solo un piccolo acquisto!.
Dopo averla percorsa due volte, e dopo aver fatto innervosire tutti i commessi chiedendo di provare svariate volte la stessa macchina fotografica....
Nel caso in cui il nome Ricoh lo abbiniate solo a delle fotocopiatrici...beh è la lampante dimostrazione che non sono i prodotti migliori quelli che vendono di più.
La Ricoh era (relativamente) famosa negli anni 90 per le sue compatte a focale fissa dalla resa incredibile.
Al momento, oltre ad una linea di ignobili compatte, ha un paio di interessanti digitali che riprendono il concetto di allora.
Tra queste la GR D e la Gx100 (adesso Gx200).
Su Dpreview si può trovare la scheda tecnica, oltre che una recensione, per la verità non troppo benevola...
Quello che non emerge a sufficienza dalla recensione, e che non si può capire senza prendere in mano la Gx100, è quanto sia comoda da usare.
Per mia esperienza, è la prima ed unica compatta, assieme alla Gr D, che sembra progettata da qualcuno che davvero conosca le esigenze della fotografia.
In effetti, è anche più comoda di molte reflex di fascia bassa, tipo Nikon D40, D50, etc, grazie alla doppia ghiera di comando.
E poi punsanti a cui è possibile assegnare le funzioni che si usano di più, la messa a fuoco manuale, il formato Raw, lo stabilizzatore (che comunque non sembra così efficace....).
In più, grazie alla possibilità di far si che lo zoom si fermi a distanze focali fisse (24-28-35-50-72) è comodissima da usare con mirini esterni.
Forse molto di più che utilizzando lo schermo. O forse è l'abitudine...
Peccato per il sensore un pò rumoroso..
Ma non si può avere tutto!
August 09 Forza del vento (in b/n)August 02 road to nowhereJuly 27 Boicotta anche tu il tradizionale falò estivo!"Ho bevuto per anni, poi ho smesso e ho scoperto una triste verità: chi non beve a una festa è solo come un giornalista, implacabile come un coroner, amareggiato come un angelo che si affacci dal paradiso e guadi giù. C'è qualcosa di assurdo nel frequentare una riunione di uomini e donne senza il beneficio di un filtro speciale o di una polvere magica che ci accechi e attenui il nostro spirito critico."
Michael Chabon -Wonder Boys- July 22 Brevi riflessioni sull'interpretazione che Gino Cervi fa del Commissario Jules MaigretA me Gino Cervi piace.
Mi è sempre stato simpatico.
Del resto come fa a non esserti simpatico uno che faceva il sindaco comunistra al cinema?
Davvero.
Mi piace.
Anche quando faceva l'onorevole insieme a Totò.
O il gerarca fascista con Manfredi.
E mi piace anche quando fa il Commissario Maigret nello sceneggiato Rai.
C'è Parigi in bianco e nero, la sigla cantata da Tenco, le Citroën DS della polizia.
Anche quello della scientifica assetato di sangue (Peccato! Una volta tanto che potevamo fare una bella impiccagione!).
Soltanto.
Perchè Maigret è un tale rompicoglioni in tv?
Perchè la moglie non può allontanarsi più di 1,73 metri dalla poltrona dove Maigret fuma, senza che lui le chieda il tabacco, i fiammiferi, una birra, il telefono, l'elenco del telefono, il cappotto, il cappello, il pranzo, la cena, la colazione?
Ma soprattutto: perchè urla con tutti?!
boh
Io i libri non me li ricordavo così...
July 02 Dirkon wide -le prime foto-June 26 Dirkon wideLa Dirkon è una macchina fotografica di carta; si stampa il file e lo si incolla su un cartoncino nero.
Questa è la mia Dirkon. Se avete avuto la curiosità di cliccare sul link, avrete notato delle marginali differenze tra la mia e come dovrebbe essere in realtà.
La più appariscente, al di la del fatto che ho un pò semplificato la costruzione, credo sia che la mia sembra uscita da un reparto di traumatologia con una prognosi di un paio di mesi.
La colla non funziona. Vedrete. E il nastro adesivo è un amico insostituibile. O forse non ho pazienza, boh..
La Dirkon usa normali caricatori 35mm, due per l'esattezza; la pellicola passa da uno all'altro.
Non c'è obiettivo, ovviamente; la luce passa attraverso un foro e forma l'immagine sulla pellicola.
In questo tipo di macchine fotografiche -stenopeiche- l'angolo di campo è determinato dalla distanza tra in foro e la pellicola; 5 centimetri nel caso della Dirkon.
L'angolo di campo è quindi quello di un obiettivo di 50mm.
Fino a qui la Dirkon classica
Ho sempre avuto una grande passione per i grandangolari, quindi ho deciso di fare una Dirkon che abbracciasse un angolo di campo più ampio.
Per prima cosa, l'ho accorciata molto; due centimetri e mezzo.
Ho tagliato via tutta la parte anteriore, fino alla zona dove sono i caricatori. La nuova lunghezza e 2,5cm e l'angolo di campo è quello di un 25mm.
Non male, ma ho pensato si potesse fare di più.
Esistono varie macchine fotografiche (tipo la Hasselblad x-pan) che, pur utilizzando i classici rullini 35mm, danno negativi di formato diverso; più largo.
Quindi...
Nella Dirkon originale, a destra, la finestra attraverso cui viene impressionata la pellicola misura 24x36.
Nella mia Dirkon, la finestra misura 24x46.
L'angolo di campo di un obiettivo non dipende solo dalla sua lunghezza focale, ma anche dal formato della pellicola (o del sensore) su cui si proietta l'immagine.
Suppongo che i felici (?) possessori di un costoso 20mm, che montato su una digitale a formato ridotto diventa un 30-32mm, sappiano bene di cosa si parla.
Nel caso della mia Dirkon, l'angolo di campo passa da 83 gradi, ottenuti accorciandola, a circa 100!
In più, per aumentare la nitidezza, che nel caso della Dirkon normale non è proprio il massimo, visto che il foro è un semplice buco nella carta fatto con una puntina, ho comprato su ebay un dischetto di alluminio con un foro fatto in laboratorio, del diametro di 0,18mm (circa f 134); il diametro ottimale per una lunghezza focale di 24-25mm.
E infine, eccola!
Non è bella magari, ma il primo rullino sviluppato è venuto ottimamente.
Considerando che:
a)sul termometro in camera mia al momento leggo 32 gradi
b)per stampare devo sigillarmi in una camera piccolissima
c)nella camera c'è un ingranditore di metallo con dentro una lampadina da 100w che scalda più del mio camino
d)c'è anche una luce di sicurezza da 40w che non scherza in quanto a calore
per le prime foto credo ci sarà un pò da aspettare.. June 19 Sad but trueOvvero: perchè di un intero rullino scattato ai Baustelle si è salvata solo una foto
Fino agli anni sessanta il mercato fotografico era dominato dalle macchine fotografiche a telemetro.
In queste la messa a fuoco viene fatta guardando attraverso un mirino distinto dall'obiettivo di ripresa, a differenza delle reflex.
Per mettere a fuoco si sfrutta il principio della parallasse: vi sono due fori attraverso di cui passa la luce; uno è il mirino, l'altro è distinto da questo e, di solito, più piccolo.
Vi è un prisma dietro uno dei due fori e uno specchio dietro l'altro; si vedranno nel mirino due immagini della scena inquadrata leggermente sfalsate.
La ghiera della messa a fuoco dell'obiettivo è collegata tramite una camma al prisma; questo, ruotando, finisce per far sovrapporre le immagini sfalsate nel mirino, indicando la corretta messa a fuoco.
Questo in estrema sintesi.
Complicato? Anche di più di quanto appaia in realtà.
Se è relativamente facile costruire una macchina a telemetro ad obiettivo fisso, tutt'altra storia è costruirla con un obiettivo intercambiabile; la precisione degli accoppiamenti camma/obiettivo è vitale.
Lo sanno bene i telemetristi non-leicisti...
La precisione in casa Leitz (Leica) è legendaria; ciò in linea di massima garantisce una vita tranquilla.
Ma non sempre. Purtroppo.
La metà degli anni settanta non è stato un periodo felice per la Leitz: le risorse investite nella progettazione e costruzione della rivoluzionaria M5, oltre che per produrre le Leicaflex, la avevano portata sull'orlo del fallimento, costringendola a sospendere anche la produzine della serie M per un breve periodo.
A costo di scelte dolorose (cessione della società ad un gruppo svizzero, partnership con la Minolta, produzione delle Leica M in Canada), la Leitz riesce a sopravvivere.
Tuttavia è cruciale riuscire a vendere le nuove Leica M4-2 fatte in Canada in un buon numero.
Più o meno negli stessi anni era in produzione, fatta in Giappone, ma con obiettivi sempre tedeschi, un'altra macchina a telemetro: la Leica CL.
La Leica CL era una compatta macchina fotografica a telemetro, con innesto apparentemente uguale alle Leica M.
Nonostante ciò, la Leitz produce tre obiettivi dedicati solo alla CL; tra questi un eccellente 90mm.
Dopo un pò cominciano a diffondersi voci di una presunta incompatibilità tra obiettivi e corpi CL ed M; la Leitz non confermerà ne smentirà mai.
Ci sono tre scuole di pensiero sulla questione.
-La prima: non c'è nessuna incompatibilità. Gli obiettivi CL possono essere tranquillamente montati su qualunque corpo M. La storia dell'incompatibilità? Utenti poco esperti, esemplari non tarati. Oppure le voci sono state messe in giro dalla Leitz.
-La seconda: la Leitz ha introdotto una differenza negli angoli delle camme tra gli obiettivi M e CL
-La terza: la Leitz non ha ne messo in giro voci ne modificato il telemetro; effettivamente molti parlavano e parlano di tale incompatibilità ma pochi l'hanno vista.
Perchè la Leitz avrebbe dovuto mettere in giro queste voci o modificare addirittura l'angolo della camma del telemetro?
La Leica CL, grazie al prezzo relativamente basso e agli ottimi obiettivi stava vendendo molto bene, alcuni ritengono che tale successo stesse facendo troppo diminuire le vendite delle telemetro tradizionali; e ciò poteva significare anche il fallimento. Perciò si sarebbe cominciato a scoraggire il montaggio di ottiche CL, meno costose, su corpi M. La stessa CL venne messa fuori produzione dopo pochissimi anni, nonostante il buon successo di vendita.
La mia Leica M3 non mette bene a fuoco col mio 90mm di derivazione CL.
In effetti focheggia alle spalle di dove si sta mettendo a fuoco. E la differenza, stranamente, sembra aumentare con la distanza.
Ciò vuol dire che l'angolo della camma è effettivamente diverso? Non necessariamente.
La realtà è che far si che ogni machina fotografica prodotta metta perfettamente a fuoco con ogni obiettivo prodotto è praticamente impossibile.
Se non si nota è intanto perchè le tolleranza della Leica sono ridottissime e poi perchè le imperfezioni di messa a fuoco, a parte casi patologici sono piccole. Tali da non essere notate, a meno che non si tratti di obiettivi molto luminosi o di lunga focale. In casa Leitz il 75mm f1,4 e il 135mm f2,8 sono un ottimo esempio. Per non parlare del Noctilux 50mm f1 (si f uno!!) per il quale veniva offera una taratuta gratuita del complesso obiettivo/corpo al primo acquirente.
Dopo un mesetto di ricerche l'unica cosa di cui sono certo è che il mio 90mm non mette a fuoco sulla mia M3. Proverò a fare tarare il tutto.
In generale credo sia improbabile che gli obiettivi CL siano incompatibili con i corpi M, ma non ne ho alcuna prova.
Sia Stephen Gandy che Karen Nakamura parlano di tale faccenda sui loro ottimi siti, riferendo di non aver mai riscontrato incompatibilità. E ho l'impressione che ne abbiano provati parecchi di obiettivi!
Sull'ipotesi che le voci siano state messe in giro dalla stessa casa produttrice che dire? Ciò che si trova in rete sono solo congetture; probabilmente non si saprà mai se rispondono a verità.
Un ultima cosa: come mai almeno una foto è venuta nitida? Credo di non aver messo a fuoco bene....
June 04 Tempi tecniciBaustelle a Napoli
Aprile..
Leica M3 + Leica Elmar-c 90mm f4 + Ilford hp5 @ 1600 iso
Perchè una sola foto? A breve la sconfortante spiegazione May 17 En passantMay 10 -non mancate-Venerdì 16 maggio Offlaga Disco Pax (ore 22:00) Cortile del Maschio Angioino -Napoli- "Ho fatto l'esame di seconda elementare nel 1975.
April 30 Rolleiflex 3,5FRolleiflex 3,5F (1958-1979)
-inchino, prego-
Rolleiflex per più di cinquant'anni e decine di migliaia di esemplari prodotti, ha significato biottica.
Nelle biottiche, o tlr (twin lens reflex) in inglese, mentre l'obiettivo superiore è usato per osservare la scena ed inquadrare, quello di sotto proietta l'immagine sulla pellicola.
Se oggi questo concetto può apparire inutilmente macchinoso, c'è da dire che per l'epoca in cui fu introdotto -anni trenta- risultava rivoluzionario e risolveva tutta una serie di problemi.
La 3,5F, assieme alla 2,8F, rappresenta la maturità, oltre che la fine, del concetto di biottica. Se è vero, infatti, che anche oggi la Rollei distribuisce per pochi fortunati le Rolleiflex biottiche, è anche vero che si tratta di macchine destinate più al collezionismo che ad un uso reale. Così come, nonostante l'esistenza di una miriade di biottiche, almeno fino alla metà dei seventies, alcune anche tecnicamente più avanzate, come le Mamiya C330, sono le Rolleiflex ad aver irrimediabilmente segnato questo genere di fotocamere.
La Rolleiflex 3,5F, che differisce dalla 2,8 per la luminosità dell'obiettivo, è un paralleledipedo di metallo scuro dal peso superiore al chilo.
I comandi sono essenziali: avanzamento sulla destra, ghiera da ruotare per la messa a fuoco a sinistra, pulsante di scatto sotto l'obiettivo a destra. Tempi e diaframmi, invece, si regolano con le due ghiere sul frontale dell'apparecchio e sono visibili in una piccola finestrella che si trova sull'obiettivo più in alto. Questa collocazione è data dal fatto che, di preferenza, la 3,5F va usata tenendola con due mani da sotto all'altezza del petto e guardando il mirino -il cappuccio ripiegabile sulla parte superiore- dall'alto. Molto più comodo e naturale di quanto non sembri.
Il mondo fuori dalla mia finestra visto attraverso il mirino della Rolleiflex; immancabile.
Per quanto riguarda la qualità d'immagine, c'è poco da dire. Obiettivo Zeiss Planar, meccanica tedesca, utilizzo del medio formato; ancora oggi la qualità ottenibile è elevatissima. A volte forse anche troppo con la 3,5F; per il ritratto infatti, è preferibile la sorella che monta il Planar f2.8, più gentile nei contrasti.
Al di la di queste sottigliezze, è una macchina che in mano ai fotografi degli anni sessanta ha prodotto immagini meravigliose.
Si rimane stupiti dalla precisione dei movimenti e dalla silenziosità. Certo non è la macchina con cui andare a fare del reportage di guerra, ma in situazioni più tranquille non ha rivali, ad esempio nel ritratto ambientale, anche perchè grazie alla forma simpatica ed elegante, fa la magia di mettere subito a loro agio i soggetti.
Da provare almeno una volta nella propria vita fotografica!
April 23 Citazione colta dueJosé Saramago -Storia dell'assedio di Lisbona-
"Sembra che siamo in guerra. Chiaro che siamo in guerra, ed è una guerra di accerchiamento, ognuno di noi assedia l'altro ed è assediato, vogliamo abbattere le mura dell'altro e mantenere le nostre, l'amore verrà quando non ci saranno più barriere, l'amore è la fine dell'assedio."
April 22 Kodak Retina IaUscita quasi immacolata da cinquant'anni di uso familiare.
Oltre che dai miei tentativi di fotografo pre-adolescente.
Piccola da potersi mettere in tasca, da chiusa.
Messa a fuoco a stima, niente esposimetro, niente pile; tutte cose abbastanza comuni all'epoca.
Tempi da 1 secondo a 1/500, più posa B. Ancora perfettamente nella norma!
Anche questo abbastanza comune per una macchina Made in Germany di quegli anni.
Nonostante il marchio Kodak, infatti le Retina erano fabbricate a Stoccarda (Stuttgart).
Tedesco anche l'obiettivo, della Schneider-Kreuznach; Xenar 50mm f3.5, quattro lenti in tre gruppi.
A parte la qualità e la forma simpatica, una macchina come tante altre.
Se non fosse per due particolari.
La leva di avanzamento della pellicola, usata per la prima volta su larga scala; prima per avanzare si usavano bottoni o ghiere da ruotare.
Ma soprattutto i rullini di pellicola 135, quelli che tutti conoscono e che si trovano anche ai discout furono pensati dalla Kodak per la serie Retina, in modo da rendere facile il caricamento della pellicola ai meno esperti e sostituire quelli dalle forma più improbabili in uso fino ad allora.
Per quanto riguarda la resa, non è certo una macchina da usare con pellicole a colori e assolutamente non con le diapositive.
A meno di non avere perverse tentenze autodistruttive, ovvio.
Col bianco e nero, magari sviluppato in proprio, invece, fornisce un ottima resa. Non in termini di risoluzione forse -una costante della scuola tedesca, in un certo senso- ma le foto sono contrastate e brillanti, come si conviene ad una macchina che monta una copia del legendario Zeiss Tessar; occhio d'aquila, per i fan.
Attenzione solo alla luce del sole; l'obiettivo ha un trattamento antiriflessi mooooolto blando.
|
|
|